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2017-12-12 12:23

Il Fumo e il Diabete

FUMO E DIABETE. Nuove conferme di una relazione critica

 

Il fumo, attivo o passivo, produce nell’organismo diversi effetti dannosi, tra cui un maggior rischio di diabete di tipo 2. Tale rischio cresce con il numero di sigarette che si fumano. Appena si smette il rischio cresce ma poi progressivamente si riduce dopo qualche anno di astinenza. Questi i principali risultati di una metanalisi eseguita su 88 studi prospettivi che hanno valutato quasi sei milioni di persone di cui oltre 295.000 hanno manifestato diabete di tipo 2.

Le persone che fumano e quelle esposte abitualmente al fumo passivo, per lavoro o per stile di vita, manifestano un maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi non ha mai fumato. Il rischio aumenta in rapporto alla quantità di fumo con cui si viene in contatto ogni giorno. I fumatori leggeri (“light smokers”) sviluppano un aumento del rischio del 21%, che sale al 34% per i fumatori moderati fino a raggiungere il 57% per i forti fumatori [“Heavy smokers” (persone che fumano da 25 sigarette in su al giorno)]. Analizzando i vari studi, è emerso che anche chi non fuma ma vive con persone che lo fanno, viene influenzato suo malgrado, con un aumento del rischio di diabete del 22%.

Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno condotto un’ampia meta-analisi pubblicata di recente su Lancet Diabetes & Endocrinology. Gli autori hanno selezionato dalla letteratura scientifica più autorevole 88 studi prospettici sull’associazione tra fumo e rischio di diabete di tipo 2. Studiando il profilo di ciascun caso, hanno scoperto che il fumo va considerato un fattore di rischio per il diabete di tipo 2. I ricercatori hanno anche evidenziato un aumento del 54% di tale rischio nelle persone che avevano smesso di fumare da meno di 5 anni. C’è però una buona notizia, ovvero che tale aumento si abbassa al 18% dopo 5 anni di astinenza per arrivare all’11% dopo 10 anni, evidenzia quindi una progressiva riduzione da quando si smette di fumare.

Nonostante gli sforzi globali per combattere l’abitudine al fumo, il consumo di sigarette rimane una delle principali cause di mortalità e morbilità in tutto il mondo. Questa ampia metanalisi sottolinea l’importanza di attuare e far rispettare le disposizioni della convenzione quadro dell’OMS sul controllo del fumo. Le politiche antifumo approvate dalle più importanti Istituzioni internazionali e Nazionali sono in grado di fornire protezione per i non fumatori e possono favorire il controllo e la cessazione da parte dei fumatori di quest’abitudine, portando a numerosi benefici per sé e per gli altri.
Considerando che l’associazione tra fumo e rischio di diabete sia di causa-effetto, gli autori hanno stimato che l’11,7% dei casi di diabete di tipo 2 negli uomini e il 2,4% nelle donne (che equivalgono a circa 27.8 milioni di casi in totale nel mondo) possano essere riconducibili al fumo attivo. Resta ancora da capire – concludono i ricercatori – come mai appena si smetta di fumare si manifesti un aumento del rischio invece di una riduzione immediata, che si osserva progressivamente dopo 5-10 anni di astinenza.

 

Vale la pena smettere? Ecco 10 buoni motivi per farlo!

  1. Migliorare la salute e la circolazione
  2. Migliorare la performance fisica e non provare più affanno nei piccoli gesti quotidiani.
  3. Migliorare la performance sessuale. Smettere di fumare prolunga la fase terminale dell’eros.
  4. Migliorare l’aspetto della pelle che apparirà più brillante e luminosa.
  5. Migliorare il sorriso. Il tabacco si deposita sui denti e ne altera la colorazione.
  6. Riacquistare il gusto dei sapori. Il tabacco si deposita e ostacola la funzione delle papille gustative.
  7. Riapprezzare il gusto di rilassarsi. Quando si fuma non si sta veramente liberando la mente.
  8. Aiutare un altro a smettere. Essere di esempio è spesso un’ottima motivazione.
  9. Avere una vita più lunga e sana.
  10. Risparmiare un costo che non fa bene alla salute e favorisce l’invecchiamento.

 

Fonte

Pan A et al – Relation of active, passive, and quitting smoking with incident type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis. Lancet Diabetes Endocrinol 2015 Sep 17

 

Perché è importante smettere di fumare?

 

Oltre al controllo metabolico del diabete, smettere di fumare può ridurre la probabilità di andare incontro a complicazioni future. Vari studi hanno dimostrato che la frequenza di complicanze aumenta nei fumatori (maggiore è la quantità di sigarette fumate, maggiore è il rischio); chi ha già sviluppato anche solo uno dei sintomi indice di complicanze a danno degli organi periferici dovrebbe smettere appena possibile. L’importanza di questa scelta salutare non verrà mai abbastanza sottolineata e conoscere i rischi che si corrono fumando può essere un ulteriore incentivo per smettere una volta per tutte e non ricominciare.

 

Il fumo ha effetti nocivi sullo sperma

 

Nuove conferme in una review appena pubblicata sulla rivista European Urology

 

Secondo stime recenti, sono circa 37% gli uomini in età riproduttiva che fumano sigarette e gli Europei sono tra i più accaniti fumatori nell’ambito dei Paesi coperti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le tossine presenti nel tabacco possono potenzialmente interferire con lo sviluppo e la funzionalità del liquido spermatico, con un effetto negativo sui parametri correlati alla salute dello sperma maschile.

Considerata l’elevata prevalenza dei fumatori europei e i recenti cambiamenti nei criteri di analisi per l’esame del seme maschile emanati dall’OMS, alcuni sperimentatori hanno ritenuto necessario chiarire i possibili danni provocati dall’esposizione al fumo protratta nel tempo sullo sperma di chi fuma. E’ bene ricordare che il fumo, attivo o passivo che sia, produce nell’organismo diversi effetti dannosi, tra cui un maggior rischio di diabete di tipo 2. Tale rischio cresce con il numero di sigarette che si fumano.

 

I risultati dello studio
Sharma e colleghi hanno condotto una revisione sistematica, seguita da una metanalisi (tecnica clinico-statistica che permette di analizzare una serie di studi condotti sullo stesso argomento, consentendo una sintesi quantitativa rigorosa dei risultati) per determinare se il fumo di sigaretta altera i parametri dell’analisi dello sperma (spermiogramma) che comprendono: volume eiaculato, numero totale e concentrazione degli spermatozoi, morfologia, vitalità e motilità degli spermatozoi e altri parametri utilizzati in ambiento clinico per valutare la fertilità maschile.

Gli Autori hanno considerato 20 studi che includevano 5865 partecipanti fumatori di sigarette. Per valutare i risultati hanno fatto riferimento ai criteri dell’ultimo manuale OMS pubblicato nel 2010.

L’esposizione al fumo di sigaretta era associata ad alterazioni nella morfologia, motilità e conta spermatica. In pratica, gli sperimentatori hanno documentato che gli uomini fumatori avevano una quantità inferiore di liquido spermatico per singola eiaculazione, e gli spermatozoi avevano una più bassa motilità e presentavano maggiori irregolarità nella forma. Tali alterazioni aumentano all’aumentare delle sigarette fumate. Lo studio non ha tuttavia chiarito se queste alterazioni influenzino anche la fertilità maschile. Secondo quanto dichiarano dagli Autori in un’intervista alla Reuters Health, i dati registrati sinora indicano che la capacità degli spermatozoi di fertilizzare l’ovulo e di conseguenza di generale un feto normale dipende da molti altri co-fattori, oltre ai parametri del liquido spermatico, tra questi per esempio la frammentazione del DNA e variazioni genetiche nello sperma, che richiedono valutazioni più complesse che con una semplice analisi del liquido spermatico. Ulteriori studi saranno necessari per chiarire questi aspetti, resta comunque importante sottolineare quanto il fumo rappresenti un fattore negativo sotto molti punti di vista e non solo quelli respiratori o cardiovascolari come molti ancora credono.
Le sostanze presenti nel tabacco entrano nel sangue e in questo modo possono raggiungere tutti i distretti corporei tra cui anche il liquido spermatico dove – nel tempo – possono alterare le caratteristiche quali-quantitative dello sperma.